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Intervista a Claudio Martinuzzi PDF  | Stampa |  E-mail

Prima di passare all’intervista vera e propria,un’introduzione e’ d’obbligo.

In tutti gli articoli che ho letto sulla pescasub, tutte le volte che ho avuto l’occasione di parlare con bravi pescatori in apnea e’ sempre emersa una certa immagine  della nostra attività.Cioè il punto di vista è sempre stato quello del pescatore.Forse la differenza tra Martinuzzi e tutti gli altri campioni del passato consiste proprio nell’aver saputo spostare con grande intelligenza questo punto di vista dal pescatore al pesce.In varie chiacchierate con lui e’ emerso questo aspetto,suffragato da una miriade di aneddotti con lo stesso epilogo.Grandi pescate dove nessuno avrebbe immaginato ci fosse qualcosa, nessuno tranne lui e i pesci.

Passiamo adesso all’intervista, ricordando che sono state volutamente omesse quelle domande banali e di poco interesse, del tipo : che attrezzatura o quali tecniche usi. La risposta di Claudio sarebbe : “l’attrezzatura e la tecnica che serve in base alle condizioni e al posto”.

Si parte sempre dall’inizio,come e’ nata la passione della pesca in apnea? 

Ho sempre avuto un certo feeling con il mare.A 7 anni mi regalarono la prima maschera,e quando misi la testa sott’acqua fui rapito per sempre.Ricordo che i primi rudimentali fucili li costruivo con fionde e supporti di ombrello usati come aste,il tutto senza sagola,  per cui bisognava essere scaltri a recuperare il pesce.Poi fu la volta del Mordem (fucile a molla), del Nembrod ed infine del definitivo Sten.Non ho mai avuto simpatia per i fucili ad elastici. 

Come ti sei avvicinato al mondo delle gare? 

Correva l’anno 1970 quando un amico mi convinse a partecipare ad una gara selettiva a Rovigno.Io pescavo gia’ per conto mio, ma non sapevo nulla delle gare.Arrivai sul posto stanco morto (avevo passato tutta la notte in dolce compagnia), senza aver mai visto il campo gara.Mi piazzai 13mo su quasi 100 partecipanti.La seconda gara la preparai e la vinsi.Lo stesso anno mi qualificai in 2da categoria ma non riuscii a passare in prima.L’anno successivo comincio’ la mia carriera di agonista..... 

Quale vittoria ti ha dato piu’ soddisfazione?

 Sicuramente la coppa dei campioni organizzata a Ustica una volta sola.Ricordo che in palio c’era il trofeo del Mondo sommerso,la cernia d’argento.Decisi che lo avrei vinto.C’erano tutti i piu’ forti agonisti di allora,Toschi ,Molteni,Amengual,Esclapez solo per fare alcuni nomi.Avevamo trovato tutti le cernie fuori la Colombara tra i 25 e i 30 metri.Ma il giorno della gara una corrente pazzesca costrinse tutti a ripiegare sui ridossi.A 2 ore dalla fine della gara capii che dovevo tentare il tutto per tutto se volevo vincere,e cosi’ andai sulle cernie di “fiume”.Quando gli altri mi videro pensarono che la corrente fosse cessata,ma cosi’ non era.Per pedagnare usai una cintura di piombi intera,con la boa trascinata a filo d’acqua.Alla fine catturai 2 cernie mentre gli altri tentarono invano di pescare li’.La grande soddisfazione fu di ricevere i complimenti da tutti. 

Pero’ anche una strategia vincente da’ soddisfazione,ti viene in mente qualcosa?

 Ricordo con grande piacere una prova di coppa Europa a Ischia ,in coppia con il grande Toschi.Non eravamo riusciti a preparare la gara ,cosi’ decidemmo di buttarci in costa per poi vedere dove andavano a pescare gli altri.Nella prima mezz’ora io catturai due belle spigole di 3 e 4,5 Kg rispettivamente e Toschi 4 cefali e 2 salpe.Poi pescammo al razzolo vicino  ai francesi(che portarono al peso 4 cernie valide),prendendo di tutto,anche una cernia di 6 Kg.Alla fine vincemmo con quasi 50000 punti suddivisi tra tutte le specie del Mediterraneo. 

Hai qualche incontro particolare da raccontare?

 Quando si dice particolare il pensiero corre sempre allo spauracchio del mare: lo squalo.Di episodi ne ho più d’uno da raccontare.Ricordo quella volta che pescavo a Marsala con Luciano Norante.Stavo facendo l’aspetto ai dentici quando all’improvviso sento Luciano che urla nel tubo e i dentici che scappano.Risalgo pronto a dirgliene quattro e lui mi racconta tutto trafelato che avevo uno squalo fermo sulle mie pinne, probabilmente un Mako di 3 metri.Un altro Mako forse anche di 4 metri mi fece un giro attorno su una secca in Sardegna.Tra l’altro bisogna aggiungere che il giorno prima la vicino mi arrivò ,trasportata dalla corrente una tartaruga senza testa e ancora sanguinante.In tutte quelle occasioni smisi di pescare.Senza la dovuta tranquillità non si pesca bene. 

Quali sono secondo te le caratteristiche piu’ importanti per un bravo pescatore in apnea?

 Premetto che bravi non si nasce ma si diventa con tanta passione e tanto mare.In Polinesia conobbi un pescatore di nome Nanai , aveva 4 minuti e mezzo di apnea pescando,il quale mi raccontava che di ogni pesce che catturava e mangiava si prendeva l’anima.Non so se sia proprio cosi’,ma sicuramente quest’immagine riassume bene l’idea che l’esperienza e’ quasi tutto.Detto questo credo che molto importanti siano : curiosita’,spirito di osservazione e calma,quest’ultima soprattutto nelle competizioni. 

Chi e’ stato il piu’ forte pescatore in apnea che hai conosciuto?

 Il grande Antonio Toschi.Aveva tutte le qualita’ sopra citate,con in piu’ un eccezionale fiuto per il pesce.In tante gare fatte assieme ho potuto apprezzarne la capacita’ di scovare il pesce anche nelle situazioni piu’ critiche. 

Spesso si e’ sentito dire che hai abbandonato presto l’agonismo.Come mai?

 Nel campionato in cui fui retrocesso non ero in buone condizioni fisiche,infatti 2 settimane dopo mi fu diagnosticata l’epatite virale.Tuttavia la Federazione non mi riconobbe questo handicap pur essendo reduce dalla vittoria a squadre del campionato del mondo in Brasile.Fui cosi’ costretto a ricominciare dalle selettive.Non ebbi problemi a qualificarmi,ma poi al campionato di seconda ,tenutosi in Sicilia a punta Raisi,non trovai il gommone che gli amici siciliani mi avevano assicurato.Questo inghippo mi costrinse quasi ad improvvisare la gara,che pero’ non feci nello spirito giusto e non riuscii a qualificarmi.Sinceramente cominciavo anche a stufarmi delle gare,cosi’ decisi di smettere e di dedicarmi solo alla pesca. 1981- Campione del mondo a squadre in Brasile(prima volta che l' ITALIA vince questo titolo fuori dal Mediterraneo) 

Cosa pensi del futuro della pesca in apnea?

Il grosso problema della pesca in apnea e’ che non viene capita da chi non la pratica.La gente crede che per il solo fatto di andare in mare con un fucile si debba poter compiere un massacro.Ma appena uno si avvicina a questa attivita’ scopre che cosi’ non e’,che i sacrifici sono tanti e che solo un’autentica passione per il mare ti permette di raggiungere qualche risultato.Pertanto credo che sia molto positivo questo nuovo sforzo per rivalutare l’immagine del nostro sport.Vorrei ricordare che ai miei tempi la situazione non era migliore,anzi.Per molti anni non fu possibile organizzare un mondiale a causa delle proteste dei verdi.

Hai sentito delle ultime novita’ in campo agonistico.Come le valuti?

Apprezzo sicuramente l’idea di premiare la varieta’ del carniere.Sono anche d’accordo con la limitazione del numero di specie.Ma quello che considero una grave perdita alla completezza di una gara e’ l’esclusione della cernia dalle prede valide.Questo fatto mi sembra quasi un’ammissione di colpa che pero’ non e’ nostra.Al proposito posso dire che di cernie ce ne sono ancora come 20 anni fa,solo che adesso e’ molto piu’ difficile vederle.

Peschi ancora?

Certamente!Magari non con la stessa assiduità di una volta, ma il mare continua ad essere la mia vita.Tra l’altro da un paio d’anni mi dedico anche alla pesca con la canna (da traina e bolentino) che mi ha regalato grosse soddisfazioni(l’ altro anno ho catturato un tonno di 150 Kg).

Infine vuoi spendere due parole sulla tua seconda passione? Se me lo permetti vorrei dire che forse ti riesce meglio della pesca!!!

Non esageriamo.Comunque devo dire che è da sempre che coltivo la passione per la pittura, e penso anche con buoni risultati.Lascio a chi ne avesse voglia giudicare dando un’occhiata al mio sito:http://www.arton.it/martinuzzi 

Intervista realizzata da Igor Bisulli

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